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Fisiologia, neuroscienze e psicologia del dolore nel BDSM

Parliamo del dolore.
Cos’è? Perché muta in piacere? Perché se ne diventa dipendenti?

Il dolore è un’esperienza che per molti è certamente spiacevole, e per altri è qualcosa di estremamente piacevole. In entrambi i casi è il risultato di una serie di eventi che coinvolgono il sistema nervoso.

Fisiologia del dolore

Il dolore è una sensazione con una sua precisa fisiologia. Si sviluppa in fasi distinte e interconnesse.

La trasduzione: dallo stimolo al segnale elettrico

La prima fase è quella della trasformazione dello stimolo ambientale, in questo caso uno stimolo fisico, in attività elettrica. Questa trasformazione è necessaria poiché l’attività elettrica è il linguaggio codificato del sistema nervoso.

Si realizza a livello di recettori specifici chiamati nocicettori, ampiamente distribuiti in diversi distretti dell’organismo: nocicettori cutanei e muscolari (superficiali) e nocicettori viscerali (profondi). Tutti condividono una caratteristica anatomica fondamentale: sono terminazioni nervose libere, le finestre del sistema nervoso deputate a captare le influenze delle diverse forme di energia che agiscono sull’organismo e a trasformarle in segnali elettrici.

Questi segnali vengono trasmessi dai nervi ai centri superiori, dove vengono elaborati e confrontati con esperienze pregresse.

I nocicettori rispondono a stimoli nocivi, ovvero: stimoli meccanici intensi (oggetti appuntiti, pressioni violente), agenti chimici (sostanze acide o caustiche) e innalzamento della temperatura oltre i 45°C.

La soglia e la variabile velocità

Affinché la trasmissione dei segnali elettrici sia efficace, gli stimoli devono raggiungere un valore minimo di energia: la soglia. Gli stimoli al di sotto della soglia sono detti sottoliminali e non determinano risposte da parte dell’organismo. Si distinguono quindi in:

— stimoli inadeguati (aspecifici): non raggiungono la soglia;

— stimoli adeguati (specifici): raggiungono o superano la soglia e attivano la risposta.

Esiste però un’ulteriore variabile spesso trascurata: la velocità. Uno stimolo ripetuto più volte in un intervallo di tempo ristretto determina una diminuzione della soglia, il recettore si adatta e lo stimolo diventa progressivamente sottoliminale e inadeguato. Questo meccanismo, noto come adattamento recettoriale, ha implicazioni pratiche rilevanti nelle sessioni BDSM.

La trasmissione: dai recettori al cervello

Se lo stimolo ambientale, prendiamo ad esempio una serie di colpi di paddle, è adeguato per forza e velocità, viene trasdotto in attività elettrica che deve essere portata fino al cervello. La trasmissione coinvolge nervi sensitivi e reti di neuroni.

Dai recettori periferici, le fibre afferenti si proiettano nel midollo spinale e contraggono sinapsi con i neuroni di secondo ordine, da cui si sviluppa il sistema spinotalamico. Questa via nervosa è distinta in due fasci con funzioni diverse:

— Il fascio neospinotalamico: trasmette il dolore pungente, fulmineo, a rapida conduzione (fibre mieliniche Aδ). È il dolore che si sente immediatamente al momento dello stimolo.

— Il fascio paleospinotalamico: media sensazioni dolorose sorde, continue e diffuse (fibre amieliniche C). È il dolore che «brucia» e perdura nel tempo.

L’impulso, giunto al talamo, viene inviato alla corteccia somatosensoriale, sede dei processi che trasformano l’impulso nervoso in percezione del dolore. Ed è questa la fase più complessa, e non del tutto nota, in cui tutto diventa estremamente soggettivo, rivelando la dimensione emozionale dell’esperienza: positiva (piacevole) o negativa (spiacevole).

La modulazione: endorfine, dopamina e sistema limbico

Non tutti percepiscono il dolore con la stessa intensità. Ciascun individuo lo vive come un’esperienza originale e unica.

Il potente effetto delle componenti psicologiche implica la presenza di meccanismi nel sistema nervoso in grado di modulare l’attività delle vie di trasmissione del dolore. Uno dei più studiati coinvolge ipotalamo, mesencefalo, midollo spinale e recettori oppioidi,  così chiamati perché sensibili a sostanze oppiacee come la morfina,  su cui agiscono piccole proteine endogene: encefaline ed endorfine.

Queste molecole, prodotte dall’organismo stesso, hanno un’azione analgesica simile a quella di alcuni farmaci usati nelle terapie del dolore. La ricerca neuroscientizia ha evidenziato che in alcune persone l’ipotalamo presenta una connessione neuronale diretta con il sistema limbico,  l’area emozionale del cervello,  particolarmente attiva quando la sensazione dolorosa ha una connotazione erotica.

Da qui nasce il piacere,  chiamato da molti anche Desiderio,  sessuale legato al dolore.

Affinché questa fase sia attiva, il cervello deve produrre una certa quantità di dopamina, neurotrasmettitore che sollecita il desiderio, e contestualmente ridurre la produzione di serotonina, che lo inibisce. Occorre, per questo, uscire dall’«anestesia emotiva», con una conseguente riduzione delle endorfine da parte dell’ipotalamo.

La modulazione del dolore può agire quindi in due direzioni: amplificazione e attenuazione. La prima interviene durante una sessione BDSM, quando l’eccitazione rende quasi trascurabile la fatica di sostenere i colpi della frusta o i pesi applicati ai capezzoli o al clitoride/scroto. Il dolore generato determina una stimolazione ipotalamica,  con progressiva riduzione delle endorfine e quindi un aumento a campana del dolore fino al suo acme, e una stimolazione del sistema limbico, generatore del desiderio sessuale, del piacere e della fase orgasmica.

Le difese del corpo, il dolore e gli psichismi

Nel BDSM, subire o infliggere dolore richiede consapevolezza e cautela. Non esiste una risposta universale: il modo in cui il sistema nervoso e la psiche reagiscono varia profondamente da persona a persona, e ignorare questa variabilità è uno degli errori più comuni e più pericolosi.

Il dolore che rimane sotto la soglia individuale viene quasi sempre registrato come fastidio, irritazione, piacere diffuso, massaggio. Raramente richiede all’organismo e alla psiche di attivare difese attive.

Il dolore che raggiunge o supera la soglia, pur spaventando,  quello che innesca la produzione sufficiente di endorfine per modificare la percezione e trasformare il dolore in piacere. Ma esistono quattro possibili risposte, che è fondamentale saper riconoscere.

1. Dolore che supera la soglia → aggressività e rifiuto

Alcuni soggetti, quando superano la propria soglia del dolore, lo trovano semplicemente insopportabile. Non si tratta di debolezza: è una risposta neurofisiologica e psicologica legittima. Questi soggetti tollerano bene il gioco percussivo moderato:  spanking, paddle usato con delicatezza, gatto a nove code leggero,  che vivono come qualcosa di più simile a un massaggio. Trovano invece intollerabili i frustini, le canes e gli strumenti da fustigazione che possono facilmente far superare la loro soglia personale.

Queste persone, quando la soglia viene oltrepassata, diventano aggressive, verbalmente o fisicamente, verso chi sta giocando con loro. È un segnale inequivocabile: il sistema nervoso sta attivando la risposta di attacco, non di resa. Il Dom deve saper riconoscere questa escalation e interrompere immediatamente il gioco.

2. Dolore che supera la soglia → subspace

Il subspace è uno stato alterato di coscienza in cui la persona sottomessa si estranea dalla situazione in cui si trova: una sorta di dissociazione parziale che può configurarsi come un’esperienza di nirvana, di distacco dal corpo, di pace assoluta.

Questo stato, che in genere entusiasma i Dominant meno esperti, è in realtà uno dei momenti più pericolosi di una sessione. Nel subspace le percezioni vengono alterate, il soggetto non è in grado di reagire prontamente e spesso non è in grado di interrompere il gioco,  anche perché la produzione massiccia di endorfine riduce la capacità di valutazione critica del rischio.

Va da sé che uno slave in subspace non può essere il campanello d’allarme di se stesso. Il Dom perde il suo strumento di feedback principale. La soglia di attenzione deve essere massima: il monitoraggio deve diventare completamente unilaterale, basato sull’osservazione del respiro, del colore della pelle, della tensione muscolare, delle microespressioni.

Nota clinica: il subspace è neurobiologicamente comparabile agli stati dissociativi indotti da oppioidi endogeni (endorfine, encefaline, dinorfine). Alcune ricerche in ambito di neuroscienze del BDSM, tra cui gli studi di Sagarin et al. (2009) e di Hébert & Weaver (2015),  evidenziano correlazioni con la risposta allo stress mediata dall’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e con la riduzione del cortisolo post-sessione. Questi studi indicano che il subspace non è una risposta psicopatologica, ma un fenomeno neurobiologico documentato.

È più frequente negli uomini che nelle donne, probabilmente per ragioni legate alla diversa soglia di attivazione dell’asse dello stress e alla diversa distribuzione dei recettori oppioidi centrali.

3. Dolore che supera la soglia → masochismo

Qui le dinamiche dolore/piacere sono equilibrate e governate consapevolmente dalla persona. A differenza del subspace, non c’è dissociazione: c’è piena presenza.

Questo pattern è statisticamente più frequente nelle donne. Il corpo femminile presenta, sul piano fisiologico, una maggiore resistenza al dolore continuato, sordo, costante,  in parte attribuibile ai cicli ormonali e alla diversa densità dei recettori nocicettivi. Le slave che rientrano in questa tipologia hanno quasi sempre una profonda conoscenza del proprio corpo e delle proprie capacità di gestire il dolore.

Sono psicologicamente centrate, attivano rapidamente la produzione di endorfine e riescono a trasformare il dolore in piacere intenso, spesso raggiungendo l’orgasmo senza contatto sessuale diretto. Sono sempre vigili e lucide: la loro psiche rimane ancorata alla realtà.

Il problema che spesso incontrano è di segno opposto rispetto agli altri due pattern: o il Dominante non riesce a fare abbastanza male, e lo stimolo rimane nella zona del fastidio piacevole ma insufficiente, oppure i tempi per arrivare all’acme del piacere sono molto lunghi. La soglia è altissima: reggono quanto basta per mettere in difficoltà anche i Dominant più esperti.

4. Dolore che supera la soglia → algolagna

Il termine algolagna, dal greco algos (dolore) e lagneia (lussuria), fu coniato nel 1892 dallo psichiatra tedesco Albert von Schrenck-Notzing per descrivere la condizione in cui dolore e piacere erotico si trovano in un rapporto di stretta interdipendenza funzionale. Non è semplicemente masochismo: è una configurazione psicosessuale in cui il dolore stesso, in tutte le sue forme, incluse quelle visive, anticipatorie e immaginative, è il vettore primario dell’eccitazione.

Nell’algolagna attiva (sadismo) il piacere deriva dall’infliggere dolore. Nell’algolagna passiva (masochismo) deriva dal riceverlo. Nella pratica BDSM, molte persone si collocano lungo un continuum tra questi due poli, spesso capaci di muoversi in entrambe le direzioni a seconda del contesto e del partner.

Ciò che distingue l’algolagna da una semplice preferenza per il gioco percussivo è l’intensità della risposta erotica al dolore: non si tratta di tolleranza o di adattamento, ma di un’architettura del desiderio in cui il dolore ha una funzione strutturante. Senza dolore, o senza la sua anticipazione,  l’eccitazione fatica ad attivarsi.

Sul piano neurobiologico, la ricerca suggerisce che nei soggetti algolagnici il circuito della ricompensa  risponde allo stimolo nocivo con un rilascio di dopamina paragonabile a quello indotto dagli stimoli erotici convenzionali. L’amigdala, normalmente deputata alla risposta di paura, mostra un pattern di attivazione atipico, in cui lo stimolo doloroso viene codificato non come minaccia ma come segnale di eccitazione. Questo non è una disfunzione: è una variante funzionale del sistema.

La conoscenza di questa struttura è fondamentale per il Dominant che lavora con soggetti algolagnici: intensità, ritmo e tempistica devono essere calibrati con precisione chirurgica. Troppo poco, e non si attiva nulla. Troppo e troppo presto, e si rischia di saturare il sistema prima che il piacere abbia modo di costruirsi.

Il prurito: il dolore minore e il principio di continuum

Il prurito è spesso liquidato come irrilevante. In realtà rappresenta un caso paradigmatico di come la distinzione tra dolore e non-dolore sia molto meno netta di quanto si pensi.

Sul piano neurofisiologico, il prurito condivide con il dolore molte delle stesse vie di trasmissione: è mediato da fibre, le stesse del fascio paleospinotalamico, e coinvolge gli stessi recettori nocicettivi periferici. La differenza non è di natura, ma di intensità e di modulazione centrale.

Studi recenti in neuroscienze hanno identificato popolazioni specifiche di neuroni nel midollo spinale, la cui attivazione genera specificamente la sensazione di prurito, distinta dal dolore ma contigua ad essa. Il graffio che allevia il prurito funziona perché il dolore lieve generato dall’attrito inibisce, per competizione,  il segnale del prurito stesso, attraverso il meccanismo del gate control (Melzack e Wall, 1965).

Nel contesto BDSM, il prurito ha una rilevanza pratica spesso sottovalutata. Alcune tipologie di stimolazione. pelle di animale, piume, wartenberg wheel usata a bassissima pressione, tessuti ruvidi, producono uno stimolo che oscilla continuamente tra la sensazione di prurito, il solletico e il disagio lieve. Questo continuum, se gestito con attenzione, può diventare uno strumento potente per costruire tensione erotica, giocare con la soglia individuale e preparare il corpo a stimolazioni più intense.

Il punto è questo: non esiste una linea netta tra prurito, fastidio, solletico, dolore lieve e dolore intenso. Esiste un continuum in cui il sistema nervoso, in funzione del contesto emotivo, dell’eccitazione, del rapporto con il partner e della storia personale, interpreta gli stessi segnali in modi radicalmente diversi.

Comprendere questo continuum non è solo teoricamente interessante: è la base operativa di ogni pratica BDSM consapevole.

 

Note e fonti

Questo articolo è stato scritto a due mani da Orchideanera e la sottoscritta per il Bacaro Sadico. L’ho riveduto e corretto, aggiornandolo e aggiungendo anche informazioni sull’algolagna e sul prurito.

Sagarin B.J. et al. (2009). Hormonal changes and couple bonding in consensual sadomasochistic activity. Archives of Sexual Behavior.

Hébert A., Weaver A. (2015). Perks, problems, and the people who play: a qualitative exploration of dominant and submissive BDSM roles. The Canadian Journal of Human Sexuality.

Melzack R., Wall P.D. (1965). Pain mechanisms: a new theory. Science, 150(3699).

Schrenck-Notzing A. von (1892). Die Suggestions-Therapie bei krankhaften Erscheinungen des Geschlechtssinnes. Stuttgart.

Liu Y. et al. (2019). Touch and tactile neuropathic pain sensitivity are set by corticospinal projections. Nature, 561.

 

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